Fuori dal sepolcro con Lazzaro

Fuori dal sepolcro con Lazzaro

Lazzaro, e già partono nella testa gli echi di qualcosa di miracoloso, di straordinario, di mistico e sorprendente: certo, l’antecedente evangelico del nostro cantautore misterioso aiuta l’immaginazione ad involarsi verso direzioni antiche, che finiscono il potenziare la visione ed amplificarne la profondità; ma è anche vero che la musica di Lazzaro sia qualcosa che pare dotato di una sufficiente identità da non ricordarci proprio nulla, neanche la lezione di catechismo che tanto ci faceva assopire prima di entrare a messa la domenica.

Insomma, un mix riuscito di cantautorato, new wave, dark wave e – a tratti – synth-punk sembra essere la chiave di volta di una proposta che non ti aspettavi, ma che finirai con l’amare: noi, nel dubbio di poterne perdere l’occasione, abbiamo deciso di fare due chiacchiere con il nostro miracolatissimo artista.

Caro Lazzaro, preparati ad un intervista decisamente “sui generis”, in linea con il nome della nostra rivista… Allora, ma che ne sanno gli altri di chi sia Lazzaro, e del perché abbia deciso di chiamarsi così?

Quando ho deciso di chiamare così il progetto avevo pochi nomi in lista, mi sono convinto quasi subito. Mi sono scontrato con questa figura leggendo “Il vangelo secondo Gesù Cristo” di Josè Saramago, ma anche in alcuni pezzi dei miei artisti preferiti (Subsonica e Bowie). Oltre ad avermi convinto per come “mi suonava in bocca”, mi sembrava anche un nome chiaro e inerente al motivo per il quale tutto è iniziato: la voglia di rinascere.

Ma che ne sanno gli altri di quale sia stata la gavetta di Lazzaro: insomma, prima di “resuscitare”, chi eri? Cosa facevi? Hai avuto altre esperienze musicali, prima di quelle più mistico/religiose?!

La mia è stata una conversione totale. Non ho avuto esperienze musicali pregresse, è sempre stata una passione che coltivavo ma senza troppa convinzione. Mi sono ritrovato a scrivere canzoni dopo un tentativo universitario che mi ero giocato un po’ per inerzia, come se fosse l’unica strada percorribile. Dopo un paio di anni però mi sono reso conto che non potevo restare ancora in questo limbo e ho quindi deciso di abbandonare gli studi e di iniziare a pensare ad un altro piano. Col tempo mi sono convinto che questo piano poteva essere la musica.

“Fears”, e il resto scompare: ma che ne sanno gli altri di quale sia la più invalidante paura di Lazzaro? Insomma, quello davanti alla quale rimani immobilizzato e non riesci proprio a dirti “alzati, e cammina”?

Probabilmente non lo so nemmeno io. Sicuramente il fatto di non essere nato con questo sogno, e quindi aver ripianificato tutto a metà strada, un po’ mi spaventa. Pur essendo consapevole che questa è già la mia vita, so anche che non lo è sempre stata. Per adesso, sentirmi l’ultimo arrivato è stato quello che mi dato più “fame”, non vorrei però si trasformasse in qualcosa di invalidante.

Il brano si muove su sonorità che ammiccano all’elettronica, ma c’è anche tanta ricerca di carattere cantautorale: insomma, ma che ne sanno gli altri di quali siano i gusti musicali di Lazzaro?

L’elettronica è arrivata dopo il cantautorato, anche per il semplice fatto che ho sempre avuto una chitarra ma non un sintetizzatore. Ho sempre ascoltato prevalentemente musica italiana e quindi, per quanto non possa nascondere l’amore per l’elettronica, è giusto riconoscere che parte un po’ tutto dai vari Dalla, Gino Paoli, Gaber, De Gregori etc. etc. Sugli ascolti poi vado parecchio a periodi: una settimana ascolto solo Niccolò Fabi, quella successiva solo Beatles e poi un mese di Battiato (il periodo Battiato torna spesso).

Ma che ne sanno gli altri di cosa stai pensando di fare, per portare dal vivo il progetto? Quando potremo ascoltarti su qualche palco, o in qualche sepolcro?!

Per i live sto lavorando intensamente. Cerco di prepararmi per portare il disco in più contesti possibili anche se adesso la dimensione più giusta è con la band, dove suono qualche tastiera ma sono anche libero di muovermi e interagire con il pubblico. Il prossimo live sarà all’Ottobit di Montelupo Fiorentino, una serata che anticiperà di qualche ora l’uscita del disco. Ci vediamo lì per concludere in bellezza quest’anno e poi ci rivediamo dopo il ritiro natalizio.

Salutiamoci in modo speciale: il “miracolo” che, un giorno, vorresti davvero poter compiere!

Ne ho una lista infinita, ma già scrivere e incidere un disco in piena pandemia, per poi farlo uscire con la guerra in sottofondo, mi sembra già un piccolo miracolo. Forse riuscire a dedicarmi unicamente alla musica, rendendola finalmente l’unico lavoro, è il miracolo tra i miracoli.

Ilaria Rapa

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